Zancuoghi: la politica non entrerà alla Cano
07/02/2026 - 07/02/2026
Pubblichiamo qui di seguito l'intervista integrale di Antonia Bersellini Baroni pubblicata sulle pagine della Voce di Mantova di oggi, 7 febbraio.
Le recenti dimissioni di Francesca Pavesi dalle cariche del circolo Canottieri Mincio, in seguito alla sua scelta di candidarsi alle prossime amministrative, hanno riacceso il dibattito sul rapporto tra sport e politica. Il presidente Raffaele Zancuoghi spiega le ragioni della sua decisione di restare alla guida del circolo nonostante la candidatura a sindaco di Mantova.
Perché ha deciso di restare presidente della Canottieri Mincio anche dopo l’annuncio della sua candidatura a sindaco di Mantova?
«La mia candidatura è il risultato di un percorso maturato nel tempo. Prima di fare qualsiasi passo, ho verificato con i legali ogni possibile profilo di incompatibilità: non esiste alcuna incompatibilità giuridica tra la candidatura, e nemmeno l’eventuale elezione a sindaco, e il ruolo di presidente della Canottieri. Ma il punto non è legale, è di responsabilità. Quando il precedente presidente si è dimesso, il Consiglio di amministrazione si è trovato davanti a una scelta: fermarsi o garantire continuità. Ci siamo guardati in faccia e ho dato la mia disponibilità, perché il Cda era stato eletto dai soci con un mandato preciso: governare la società per tre anni e consegnarla in condizioni solide al prossimo consiglio. Le elezioni interne saranno probabilmente l’ultimo fine settimana di giugno, e il nuovo Cda si insedierà a luglio. Dimettermi oggi significherebbe non rispettare l’impegno preso».
Ma quando è maturata la decisione di candidarsi a sindaco di Mantova?
«L’idea ha iniziato a maturare tra l’estate e l’autunno scorsi, nel corso di confronti e riflessioni personali, e si è definita tra ottobre e novembre. Quando ho assunto la presidenza della Canottieri, e anche quando ho accettato di subentrare dopo le dimissioni del precedente presidente, la candidatura politica non era all’orizzonte. Proprio per questo respingo l’idea che le due scelte siano state pensate insieme: sono percorsi distinti, nati in momenti diversi».
C’è chi teme una sovrapposizione tra sport e politica. Quali garanzie può dare ai cittadini?
«La Canottieri resterà del tutto estranea alla mia campagna elettorale: nessun evento, nessun volantinaggio, nessuna iniziativa politica. L’ho voluto chiarire anche per iscritto. In questi anni non ho mai fatto politica all’interno del circolo e non intendo farla ora. Qui io sono presidente, svolgo questo ruolo e basta. Mi fa sorridere che il tema venga sollevato da pochi, spesso gli stessi che poi partecipano attivamente alla vita politica di altri candidati sindaci. La politica è ovunque, ma dentro la Canottieri non entra e non entrerà». Sul punto interviene anche Massimo Guaita, presidente dei Gruppi Sportivi: «I Gruppi Sportivi hanno una propria governance e operano in piena autonomia rispetto alla Canottieri “madre” – precisa Guaita –. L’attività agonistica è regolata dai calendari e dalle indicazioni delle federazioni di riferimento (tennis, calcio, canoa, canottaggio) con cui ci confrontiamo costantemente. La programmazione sportiva segue logiche tecniche e organizzative, non politiche».
In passato la Canottieri ha attraversato una fase delicata, con il rischio di commissariamento. Quanto ha inciso il rapporto con le istituzioni in quel passaggio?
«La Canottieri è stata tenuta in piedi grazie a un lavoro interno serio e responsabile del Consiglio di amministrazione e dei professionisti che ci hanno affiancato. In una fase complessa, il confronto con le istituzioni è stato utile per far comprendere la specificità della situazione e tutelare la continuità della società. Ma il punto centrale resta il lavoro fatto dentro la Canottieri, con criteri di buon governo e responsabilità».
Perché una sua eventuale uscita oggi sarebbe dannosa per il circolo?
«La Canottieri è una realtà complessa: si passa da 15 a 70 dipendenti (compresi gli stagionali della stagione sportiva, ndr), si gestiscono sport, attività sociali, piscine, manutenzioni, corsi, bilanci. In questo momento stiamo programmando la stagione estiva, approvando il bilancio, organizzando l’assemblea dei soci e il passaggio al nuovo gestionale. Una mia dimissione ora significherebbe bloccare tutto, con il rischio concreto di non garantire i servizi estivi. Il Cda mi ha chiesto di restare: c’è piena fiducia, soprattutto nel delicato aspetto della gestione economico-finanziaria».
Se venisse eletto sindaco, manterrebbe la presidenza della società?
«No. Pur non essendoci incompatibilità formale, sarebbe impossibile per responsabilità e impegno personale. Non si può amministrare un Comune e una società come la Canottieri insieme. In quel caso farei un passo indietro, per rispetto sia dei soci sia dei cittadini».
Che messaggio pensa arrivi oggi ai mantovani da questa scelta?
«Spero passi il senso di responsabilità e di buona amministrazione. Dimettermi oggi, per me, sarebbe persino più semplice: la presidenza è un incarico volontario e molto impegnativo, soprattutto in una fase così delicata. Ma ho scelto di restare per garantire continuità e stabilità. C’è una struttura solida e un Cda operativo. Il mio obiettivo è consegnare una società organizzata, indipendentemente da quale sarà il prossimo consiglio».